LA COLLEZIONE CAVALLINI-SGARBI

Dal 27 aprile al 20 agosto 2017, la mostra sarà presente presso il Salone degli Incanti e il Museo Sartorio di Trieste. Sono esposte oltre 200 opere della collezione Cavallini-Sgarbi, fra dipinti, disegni e sculture dalla fine del Quattrocento alla metà del Novecento. Rispetto alle precedenti edizioni, la mostra ospiterà anche una selezione di oltre 50 artisti triestini o attivi a Trieste.

VITTORIO SGARBI

Il più famoso critico e storico dell'arte italiano.

200 OPERE

Una grande esposizione curata da Pietro Di Natale e promossa dal Comune di Trieste, dalla Fondazione CRTrieste e da partner di pregio.

GLI ARTISTI

La selezione di opere della collezione Cavallini-Sgarbi comprende, tra gli altri, grandi artisti come Niccolò dell'Arca, Lorenzo Lotto, Guercino, Guido Cagnacci, Baciccio, Artemisia Gentileschi, Lorenzo Bartolini, Francesco Hayez.

TRIESTE

COME ARRIVARE ∎La città di Trieste, la nostra "piccola Vienna", è la città dei caffè letterari, del mare aperto, di tanti stili artistici che vanno dal Neoclassico al Liberty: un'ulteriore sorpresa per chi visiterà la mostra.

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LE STANZE TRIESTINE DI VITTORIO SGARBI E ALTRE STANZE a cura di Pietro Di Natale   Dopo aver acquisito, dal 1976, 2800 titoli dei 3500 elencati da Julius von Schlosser nella sua La letteratura artistica, Vittorio Sgarbi capisce “che quadri e sculture potevano essere più convenienti e divertenti del libro più raro”. Questa illuminazione scaturisce dall’incontro con Mario Lanfranchi, collezionista maestro perfetto, il primo dei tanti da lui incontrati dopo aver abbandonato il dogma universitario che lo aveva indotto a “guardare le opere d’arte come beni spiritualmente universali ma materialmente indisponibili”. Così, dal 1983, incrociando il San Domenico di Niccolò dell’Arca, Sgarbi decide che non avrebbe “più acquistato ciò che era possibile trovare, di cui si poteva presumere l’esistenza, ma soltanto ciò di cui non si conosceva l’esistenza, per sua natura introvabile, anzi incercabile.” Come lui stesso afferma “la caccia ai quadri non ha regole, non ha obiettivi, non ha approdi, è imprevedibile. Non si trova quello che si cerca, si cerca quello che si trova. Talvolta molto oltre il desiderio e le aspettative”. Da questo irrefrenabile impulso, strettamente connesso all’irrinunciabilità della bellezza e al profondo amore per la propria terra, da questo collezionismo “rapsodico, originale, che ambisce a rapporti esclusivi con le opere come persone viventi”, è sorta, incontro dopo incontro, una vera e propria summa dell’arte italiana, tra pittura e scultura, dal XIII secolo ai giorni nostri: un coltivato assortimento (e accanimento) che riflette la cultura ampia e multiforme di chi ha rintracciato, acquisito, studiato e in ultimo protetto i preziosi tasselli che lo compongono. Come osserva il curatore della mostra Pietro Di Natale: “l’arte ha una funzione culturale, è autenticamente cultura animi, e per questo non è solo utile, ma anche necessaria nel percorso di ogni uomo. Una collezione d’arte privata è dunque la fondazione di un sistema simbolico, la creazione di una palestra per l’anima, un luogo dove si materializzano scelte intime, meditate e, talvolta, sofferte. Sovente si dimentica che la sua più alta vocazione sia quella di accogliere il pubblico, di offrirsi agli sguardi, di raccontare la propria storia”. Questo accadrà dunque al Salone degli Incanti di Trieste, dove saranno esposte quasi 200 opere, tra dipinti, disegni e sculture, dalla fine del Quattrocento alla metà del Novecento. La mostra, dedicata a Rina Cavallini, madre di Vittorio Sgarbi, vuole dar conto in primis della peculiare e complessa “geografia artistica” della nostra nazione; saranno rappresentate infatti le principali “scuole” italiane: lombarda (Giovanni Agostino da Lodi, Morazzone, Schivenoglia, Francesco Hayez), marchigiana (Johannes Hispanus, Cola dell’Amatrice, Battista Franco, Giovanni Francesco Guerrieri, Simone Cantarini, Andrea Lilio, Sebastiano Ceccarini, Giovan Battista Nini, Francesco Podesti), veneta (Pietro Liberi, Johann Carl Loth, Simone Brentana, Enrico Merengo), ferrarese (Nicolò Pisano, Garofalo, Giovanni Battista Benvenuti detto l’Ortolano, Sebastiano Filippi detto Bastianino), emiliana e romagnola (Niccolò dell’Arca, Francesco Marmitta, Ferraù Fenzoni, Guercino, Matteo Loves, Guido Cagnacci, Anna Morandi Manzolini, Giacomo Zampa, Mauro Gandolfi), toscana (Giovanni Martinelli, Giacinto Gimignani, Pietro Paolini, Simone Pignoni, Alessandro Rosi, Onorio Marinari, Giuseppe Moriani, Pietro Balestra, Giovanni Duprè), romana (Cavalier d’Arpino, Artemisia Gentileschi, Pseudo Caroselli, Bernardino Nocchi, Giuseppe Cades, Antonio Cavallucci, Innocenzo Spinazzi, Agostino Masucci). Rispetto alle precedenti edizioni (Osimo, Palazzo Campana; Cortina, Casa delle Regole), la mostra sarà arricchita da una selezione di oltre cinquanta opere di maestri triestini o attivi nella città giuliana: Giuseppe Bernardino Bison, Giuseppe Tominz, Umberto Veruda, Arturo Rietti, Oscar Hermann-Lamb, Franco Asco, Attilio Selva, Giovanni Zangrando, Arturo Nathan, Edmondo Passauro, Bruno Croatto, Pietro Lucano, Leonor Fini, Carlo Sbisà, Mario Ceconi di Montececon, Edgardo Sambo. L’avvincente percorso offrirà al visitatore un’ampia panoramica sulla natura e sulla funzione di dipinti e sculture (pale d’altare, quadri “da stanza”, miniature, bozzetti e cartoni preparatori, etc…), nonché sui soggetti affrontati dagli artisti, da quello sacro, alle raffigurazioni allegoriche e mitologiche (Ignaz Stern, Simone Pignoni, Filippo Comerio, Vincenzo Morani), dal ritratto (Lorenzo Lotto, Luciano Borzone, Philippe de Champaigne, Ferdinand Voet, Baciccio, Pier Leone Ghezzi, Giorgio Domenico Duprà, Giovanni Antonio Cybei, Giacomo de Maria, Lorenzo Bartolini, Raimondo Trentanove, Vincenzo Vela), al paesaggio e la veduta (Jan de Momper, Giuseppe Bernardino Bison, Antonio Basoli, Giuseppe Bernardino Bison), alla scena di genere (Eberhart Keilhau detto Monsù Bernardo, Matteo Ghidoni detto dei Pitocchi).

La bellezza

«La caccia ai quadri non ha regole, non ha obiettivi, non ha approdi, è imprevedibile. Non si trova quello che si cerca, si cerca quello che si trova. Talvolta oltre il desiderio e le aspettative.» - Vittorio Sgarbi

Dal 27 aprile al 20 agosto 2017

ATTENZIONE: La mostra è stata prorogata fino a DOMENICA 27 AGOSTO

Le stanze triestine di Vittorio Sgarbi e altre stanze

Salone degli Incanti, Ex Pescheria - Riva Nazario Sauro 1, Trieste

Lunedì 15:00-19:30

Da martedì a venerdì 10:30-13:30  15:00-19:30

Sabato, domenica e festivi 10:30-19:30

Apertura eccezionale lunedì 14 agosto 10:30-19:30

Visite guidate eccezionali martedì 15 agosto alle ore 11 e sabato 26 agosto alle ore 18

La biglietteria chiude 15 minuti prima dell'orario di chiusura

 

INGRESSO

Intero € 8,00

Ridotto € 6,00 per i ragazzi dai 15 ai 18 anni, per le persone con più di 65 anni e per i gruppi organizzati composti da almeno 15 persone. 

Gratuito per i ragazzi fino a 14 anni, per i diversamente abili (invalidi e grandi invalidi) e i loro accompagnatori, per i giornalisti professionisti e pubblicisti mediante presentazione della tessera dell'Ordine. 

 

Capolavori del Museo Sartorio scelti da Vittorio Sgarbi e restauri de "Gli Orti di Venezia"

Dipinti e sculture dalle collezioni dei Civici Musei di Storia ed Arte

Museo Sartorio - Largo Papa Giovanni XXIII 1, Trieste

Martedì, mercoledì, giovedì 10:00-13:00

Venerdì e sabato 16:00-19:00

Domenica e festivi 10:00-19:00

 

Ultimo ingresso: 15 minuti prima dell'orario di chiusura

 

INGRESSO GRATUITO

 

Sono disponibili visite guidate gratuite tutte le domeniche e i giorni festivi alle ore 11. A cura di Luca Bellocchi e Isabella Costadura per "La Collina" Soc. Coop. Onlus

Partners

L'esposizione, costruita dallo storico dell'arte di fama internazionale in 30 anni di acquisti, è promossa e sostenuta da:



            Vittorio Sgarbi

            «Il collezionismo è una battuta di caccia, una forma di gioco, anche d'azzardo... una sfida, un corteggiamento, una conquista.»


            Nato a Ferrara l'8 maggio 1952. Si è laureato in Filosofia con specializzazione in Storia dell'arte all'Università di Bologna. Membro come storico dell'arte, direttore e coordinatore della Soprintendenza per il Patrimonio Storico, Artistico e Paleoantropologico della città di Venezia. Saggista e conduttore televisivo. Collabora con diversi quotidiani e riviste specialistiche: “Bell’Italia”, “Il Giornale”, “L’Espresso”, “Panorama”, “Restauro & Conservazione”, “Oggi”, “Arte e Documento”. Accademico dell'Accademia Georgica di Treia e della Rubiconia Accademia dei Filopatridi. Commendatore dell'Ordine dei santi Maurizio e Lazzaro. È Presidente del Comitato Nazionale delle Celebrazioni su Mattia Preti. È stato membro della Commissione delle attività culturali del Comune di Cremona. È stato membro della Commissione per le attività culturali del Comune di Lecce. È stato Commissario per le arti e il restauro architettonico della città di Padova di cui ha curato i cataloghi sulle mostre di Giotto e di Donatello. È stato direttore del Festival Teatrale di Asti nell'anno 2000. È Presidente del Comitato Nazionale per le celebrazioni del V centenario della nascita di Francesco Mazzola detto il Parmigianino. È Presidente del Comitato Nazionale per le celebrazioni del V centenario della morte di Andrea Mantegna. Nel mese di gennaio 2003 è stato nominato con decreto ministeriale, Presidente dell'Accademia di Belle Arti di Urbino.

            Contacts

            • +39 040 322 6862   +39 040 301479
            • Salone degli Incanti - Riva Nazario Sauro 1, Trieste (TS)

              Museo Sartorio - Largo Papa Giovanni XXIII 1, Trieste (TS)

             

            Rassegna stampa



            Ho cominciato a comprare opere quando ho smesso con i libri. In Tv guadagnavo 2 miliardi l'anno: li ho spesi tutti. Se avessi preso quanto Bonolis, mi sarei comprato il Louvre. Per uno storico dell'arte - aggiunge - il collezionismo è legato anche a un divertimento competitivo, per dimostrare che sa riconoscere un'opera e un artista prima degli altri. Un vero collezionista non avrà mai un Raffaello in casa, ma per un Bastianino può arrivare ad uccidere.

            VITTORIO SGARBI

            Critico e Storico dell'arte


            Si deve sapere che la collezione di Sgarbi-Cavallini è unica nel suo genere, e che l’immagine quale Trieste ne ricava, in quel contesto delle grandi Scuole italiane, è nuova e sorprendente. La contesa tra Vittorio Sgarbi e sua madre (Rina Cavallini) per l’acquisto di ogni singolo quadro è stata lunga, feroce e allegra: come in una vera famiglia che funziona. Del resto la mostra è dedicata e lei, combattiva, energica capofamiglia.

            IL CORRIERE DELLA SERA

            Giorgio Pressburger


            «Una mostra straordinaria, come straordinario è Vittorio – ha affermato l'assessore alla Cultura Giorgio Rossi – per la quale abbiamo scelto entrambi come simbolo il ritratto di una bambina che osserva su un libro le opere di Raffaello e Tiziano e che rivolge lo sguardo verso il padre. Una bambina che lancia un messaggio, una sfida, contro l'ignoranza, per dare l'occasione ai giovani di crescere e di avere un'opportunità per il futuro.

            IL GAZZETTINO

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